domenica 3 gennaio 2016


The Beatles in Venice
(promo)







18 ottobre 1966, studi della Apple a Londra
Erano in riunione da pochi minuti nella grande sala delle conferenze, che chiamavano "Rettangolare"per la sua forma; seduto al centro del tavolo imperiale c'era Brian Epstein, manager incontrastato dei Beatles, il quale, nonostante la giovane età, fu determinante per il successo della band; ultimo ad arrivare,come di consuetudine, il suo vice, Jimmy. L'incontro era stato organizzato da tempo e coinvolgeva tutto lo staff, perciò era stata raccomandata la massima puntualità,quindi stavolta Epstein non ci passò sopra e lo rimproverò con pesante sarcasmo. I presenti non riuscirono a trattenere le risate, e l'imbarazzo di Jimmy le aumentò. Si irrigidì come un bambino, chinò la testa in basso, incrociò le mani dietro la schiena,poi si diresse verso la prima sedia libera, senza fare il minimo rumore.Il manager, da bravo oratore qual era, placò la voce e riprese da dove era stato interrotto.«Dobbiamo incentivare le vendite di Revolver per Natale, ma soprattutto dobbiamo placare gli animi inaspriti dei cattolici, che si sono irritati con John, che ha dichiarato che i Beatles sono più famosi di Gesù!».Lennon sorrise con soddisfazione.Gli altri lo guardarono perplessi, si aspettavano una seconda sfuriata che non arrivò, anzi, si complimentò per l'incisività della frase.«Ora bisogna che torniamo buoni, belli e simpatici,perciò fuori tutte le idee che avete in testa!».Ci vollero qualche ora e qualche pausa sigaretta,dato che in presenza di Epstein era severamente vietato fumare. Tra le numerose proposte lanciate, una pian piano prese sostanza e piacque subito.«Produrre i 45 giri singoli con un lato live? Potrebbe andare bene... è innovativo! La registrazione però deve avvenire in un posto ideale per la riconciliazione con i fanatici religiosi che ci danno addosso».Furono subito esclusi gli studi televisivi e le esibizioni nei piccoli locali.«Ci vuole una grande piazza che possa contenere un pubblico numeroso».Decisero di scrivere su dei foglietti i nomi delle loro città preferite, sarebbero stati poi imbucati in un apposito recipiente.Un paio di minuti dopo, iniziò lo spoglio, Ringo scrutinava e, una dopo l'altra, fior fiore di città veniva scartato per un motivo o per l'altro, sino a quando il batterista estrasse il biglietto decisivo, lo si capì dall'espressione del suo viso.«Venezia!».Credo che a tutti venne in mente la famosissima Piazza San Marco, con i sontuosi palazzi che la circondano.Non ci fu molto da discutere, tutti l'approvarono. Epstein pensò di ricompensare con un regalo la persona che ebbe l'intuito di scriverla, ma con sorpresa nessuno si fece avanti.Congedò i presenti assegnando a ognuno un compito che variava dal contattare l'impresario Leo Waechter, fautore del tour italiano dell'anno prima,nonché le autorità lagunari per farsi rilasciare i permessi in tempi record. La risposta italiana fu altrettanto tempestiva, la data del concerto venne fissata per il 10 novembre alle ore 12,00.
Venezia, 9 novembre- Aeroporto "Marco Polo"
L'altoparlante avvertiva che il jet privato dei Beatles era atterrato, dalla folla si elevava un sussulto, una marea di giovani si mise a correre in direzione della terrazza, qualcuno era caduto rischiando di essere calpestato.In pochi minuti erano diventati un esercito,c'era chi alzava striscioni colorati, chi gridava, magliette colorate, pantaloni stretti, gonne corte, un'umanità scalmanata, esibizionista, felice di manifestare il proprio entusiasmo.Prima di far scendere i Beatles dall'aereo, il loro impresario Achter decise di percorrere da solo il breve tragitto dalla pista all'aeroporto, per essere certo che gli ammiratori fossero saldamente trattenuti dalle forze dell'ordine. Quando si convinse che era tutto a posto, diede il via e i quattro scesero seguiti dal loro staff, mentre gli altoparlanti scandivano le note diTwist and Shout. L'eccitazione salì e diventò follia collettiva: bailamme,stordimento, convulsioni. Un gruppo di giovani si strappò la camicia di dosso. Una biondina rotolò su se stessa. Tutti scuotevano la testa, agitavano fazzoletti,battevano le mani a ritmo, il fanatismo aveva toccato vertici indescrivibili. Le più giovani invocavano il nome di Paul, il bello dei quattro. Due ragazzine che indossavano parrucche alla paggio colorate, vennero prima soccorse e poi portate via da un agente, perché in preda a crisi isterica. Moltissimi ragazzi si erano svestiti delle magliette per adoperarle a mulinello insegno di saluto agli idoli.In centinaia spingevano per avvicinarsi il più possibile,non riuscendoci urlavano contro la polizia,volavano spintoni e seguivano manganellate; le forze dell'ordine faticavano a contenere i ragazzi. In mezzo a tanto fragore, i più composti erano proprio i Beatles.McCartney dalla scaletta urlò: «Ciao Venezia». E questo fece impazzire ancor più di gioia i fan. Le ragazzine strillarono, dimenandosi come ossesse. Era un crescendo che metteva i brividi. A fatica, scarabocchiando autografi , i quattro riuscirono a salire sul motoscafo che li avrebbe portati all'Hotel "Danieli",dove avevano preso alloggio.Per tutto il tragitto furono seguiti da ogni tipo di imbarcazione, ogni ponte era affollato, non si era mai vista tanta fastosità dai tempi dei Dogi.Ad alcuni chilometri di distanza, in località Lido,due ragazzi passeggiavano mano nella mano lungo la spiaggia riscaldata da un insolito sole autunnale,percorrendo la direzione dell'attracco vaporetti. Entrambi sedicenni, lavoravano negli alberghi dell'isola;erano rimasti per le pulizie di fine stagione, così avevano preso la palla al balzo per vedere i loro idoli. La spiaggia era deserta o quasi, le poche persone si potevano contare sulle dita di una mano; camminavano scalzi sulla sabbia e di tanto in tanto si rincorrevano felici. Erano in anticipo di quasi un'ora, perciò si diressero verso luoghi ancor più appartati, per isolarsi dal resto del mondo e concedersi quell'intimità necessaria per la loro età. Si sdraiarono l'uno sopra l'altra,dalle loro labbra uscivano gemiti e languidi baci,le effusioni continuarono sino a quando alcuni botti,simili a petardi, echeggiarono nell'aria spaventando i gabbiani che spiccarono il volo. In Piazza San Marco le cose non andarono meglio,c'erano migliaia di persone che attendevano la band inglese dalla notte precedente, ma la difficoltà maggiore si verificò quando il taxi-motoscafo attraccò alla banchina per far scendere il quartetto, che doveva raggiungere l'entrata dell'albergo. Giù, lungo la scalinata e sulla piazza, la pressione veniva domata con i manganelli. Quelle poche decine di metri si rivelarono impegnative come scalare una ripida montagna.Nessuno si aspettava tanta gente e quindi uno spiegamento di forze quasi incredibile di mille uomini fra agenti di polizia, carabinieri, pompieri, vigili urbani non bastava per coprire tutta Venezia. Le forze dell'ordine facevano cordone, altri accorrevano dove potevano, calmavano, minacciavano, picchiavano.La polizia aveva avuto ordine di caricare per alleggerire la pressione e così volarono altre manganellate, attimi di tensione, poi la marea fu costretta a ritirarsi.Quando raggiunsero la riva si ruppero i cordoni di polizia e la massa saltò addosso ai quattro ragazzi inglesi per abbracciarli, toccarli, idolatrarli. 

IL RESTO LO LEGGETE QUI:
http://www.kimerik.it/SchedaProdotto.asp?Id=1984

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