martedì 10 gennaio 2017

Il mio nuovo triller

DA QUESTE RIGHE HO TROVATO L'ISPIRAZIONE PER SCRIVERE IL MIO ULTIMO THRILLER, MOLTO DIVERSO DAL SOLITO ... IL SECONDO DEDICATO ALLE STORIE DEL
                                                         " ROCK MALEDETTO"!



         La vera storia di Smoke on the water



 "Andavamo avanti con quel cocktail tutto il giorno e soprattutto la notte, pensavamo che saremmo morti in tre o quattro anni e invece eccoci qua: sono quarant’anni che esistono i Deep Purple. Smoke on the water è la canzone simbolo del rock duro, ha un giro di chitarra che qualsiasi principiante ha imparato a suonare subito, e ancora oggi si ascolta in radio, nei programmi tv ed è scaricatissima su iTunes. «Sai una cosa? Ai nostri concerti ci sono sempre più giovani» spiega mentre gli occhi mandano una fiammata di entusiasmo. Sembra pure lui un ragazzino, volendo. «Per registrare l’album Machine Head affittammo dai Rolling Stones il loro studio mobile e lo piazzammo all’interno del Casino. Era fine novembre del 1971, eravamo pazzi di gioia. Una sera, il 4 dicembre, al Casino c’era il concerto di Frank Zappa & The Mothers e, durante l’assolo di tastiera del brano King Kong un pazzo lanciò un petardo in sala. Tutto prese fuoco, la gente scappò subito e il fondatore del Jazz Festival, Claude Nobs, l’aiutava ad uscire alla disperata. Da fuori si vedevano le fiamme riflettersi sulle nuvole e il fumo avvolgeva il lago, perciò mi venne l’idea del titolo Smoke on the water, fumo sull’acqua».
Nei giorni successivi, i Deep Purple si trasferirono al Pavilion, un teatrino poco distante. «E lì nacque il giro di chitarra. Lo abbiamo inciso di notte, perché in quel periodo ci svegliavamo al pomeriggio e suonavamo in studio fino all’alba. Però il vicinato iniziò a protestare, la gente diceva “questa è una zona tranquilla, accidenti andate via” e mi ricordo che Ritchie Blackmore registrò la chitarra di Smoke on the water mentre alla porta c’era un tipo della sicurezza che bloccava i vicini imbestialiti. Sì, mi ricordo benissimo: c’era proprio lui, che era molto grosso, appoggiato contro la porta per evitare che fosse buttata giù a calci mentre noi eravamo attaccati ai nostri strumenti con le cuffie in testa». Caos creativo. Però qualche giorno dopo i Deep Purple dovettero fare le valigie per davvero e lasciare il Pavilion alla quiete del lago."

Le Strade del Narratore

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